Consumo di sale e pressione arteriosa

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Riduci sale e pressione arteriosa

Un consumo eccessivo di sale porta un innalzamento dei livelli di pressione arteriosa.

A tal fine sono stati effettuati studi sperimentali su animali, studi epidemiologici, trials clinici controllati e studi di popolazione sulla riduzione dell’introito di sodio. Detti studi hanno dimostrato che vi è uno stretto legame tra quantità di sale e pressione arteriosa. Il rapporto tra danno d’organo e sale è probabilmente anche più stretto che tra sale e pressione arteriosa. Studi clinici randomizzati con controllo placebo hanno dimostrato che una riduzione del consumo di sodio, da un apporto iniziale di 180 mmol al dì (pari a 10,5 g di sale/die) a 80-100 mmol (4,7-5,8 g di sale al dì), riduce la pressione arteriosa di circa 4-6 mmHg. E’ stato stimato che una diminuzione universale dell’introito di sodio di 50 mmol al dì potrebbe portare ad una riduzione del 50% del numero delle persone aventi bisogno di terapia antipertensiva, del 22% dei decessi provocati da ictus e del 16% dei decessi per malattie cardiache coronariche.
Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), ogni giorno l’adulto italiano assume con l’alimentazione in media circa 10 g di sale (corrispondenti a circa 4 g di sodio), un valore di quasi dieci volte superiore a quello fisiologicamente necessario. La diminuzione dell’introito giornaliero di sale può essere effettuata sia attraverso una riduzione dell’apporto discrezionale di sale, quello aggiunto manualmente come condimento dei cibi, sia attraverso una riduzione dell’apporto non discrezionale, quello contenuto negli alimenti. Per questo motivo l’alimentazione deve essere: sana, bilanciata, varia, con un ridotto apporto di sale e di alimenti ricchi di sodio. L’introito di sodio nella dieta quotidiana non è rappresentato soltanto dal sale da cucina aggiunto alle pietanze, ma proviene soprattutto dai quantitativi nascosti nei prodotti industriali e/o nei cibi artigianali. Ne sono ricchi il pane e i prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, merendine, cornetti e cereali per la prima colazione) e fra questi, i derivati dei cereali rappresentano la fonte maggiore di introito di sodio. Si tratta infatti di alimenti che vengono consumati tutti i giorni e in quantità maggiori rispetto agli insaccati, formaggi, alle conserve di pesce o alle patatine fritte che, in assoluto, contengono il più alto quantitativo di sale ma che non fanno o non dovrebbero far parte della dieta quotidiana.
Occorre inoltre fare attenzione – raccomandano gli esperti – anche a tutte le altre sostanze che contengono sodio, celate sotto il nome di glutammato di sodio (principale ingrediente dei dadi da brodo), benzoato di sodio (presente nelle salse, nei condimenti e nelle margarine), citrato di sodio (usato per esaltare il sapore nei dolci, gelatine e in alcune bevande).

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Bibliografia: